a freddo
30 06 2009Comments : Leave a Comment »
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Terremoto: tra mitologia e scienza
20 05 2009L’Aquila, 20 maggio – La parola “terremoto” evoca in molti immagini di rovine, di morte e di sofferenze ma si tratta di sensazioni, per così dire, emotive che riducono il fenomeno al suo aspetto violento nei confronti dell’uomo indifeso. Il terremoto in realtà produce danni di ben più ampie proporzioni, e conseguenze molto più preoccupanti di quello che comunemente la gente pensa: esso non minaccia solo la vita dell’uomo e l’integrità delle sue opere e dell’ambiente in cui vive ma interessa anche l’economia e l’organizzazione sociale di una intera comunità. Il terremoto inoltre, come una qualsiasi calamità naturale, incide sull’equilibrio mentale delle persone coinvolte nella tragedia, creando in esse un disagio psichico che può condurre alla superstizione e a credenze e rituali magici che, in tempi per fortuna lontani, richiedevano ogni sorta di penitenze e sacrifici umani anche cruenti. Ciò deriva dal fatto che l’uomo, in modo istintivo, ripone la massima fiducia nella solidità della terra su cui poggia i piedi, salvo poi dovere constatare di persona che la terraferma non è poi così ferma come egli aveva sempre creduto.
Per secoli gli scienziati hanno cercato di fare uscire questo fenomeno dal regno degli indovini e degli astrologi per includerlo nell’ordine naturale delle cose, ma la spiegazione scientifica del terremoto è venuta solo di recente quando i geologi hanno potuto fare uso di strumenti in grado di misurare i lenti movimenti cui è soggetta la crosta terrestre. Le scoperte sono state sconcertanti: gli oceani si aprono e si chiudono, i continenti vanno alla deriva separandosi da una parte e scontrandosi dall’altra in titaniche collisioni.
Nell’antichità il minimo movimento tellurico era considerato foriero di disastri maggiori Read the rest of this entry »
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Hearthquake – L’Aquila
23 04 2009“Nel 1915 un violento terremoto aveva distrutto buona parte del nostro circondario e in trenta secondi ucciso circa trentamila persone. Quel che più mi sorprese fu di osservare con quanta naturalezza i paesani accettassero la tremenda catastrofe. In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni. C’era anzi da stupirsi che i terremoti non capitassero più spesso. Nel terremoto morivano infatti ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi.Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie. Non è dunque da stupire se quello che avvenne dopo il terremoto, e cioè la ricostruzione edilizia per opera dello Stato, a causa del modo come fu effettuata, dei numerosi brogli, frodi, furti, camorre, truffe, malversazioni d’ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A quel tempo risale l’origine della convinzione popolare che, se l’umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra”.
Ignazio Silone, “Uscita di sicurezza” (1949)
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